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Ago
18
2013

Un click (da 5 milioni di dollari) per l’opera d’arte così l’e-commerce sfida il mercato dei collezionisti

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Da Rockwell a Picasso, Warhol eChagall: 40mila dipinti in vendita sul nuovo sito di Amazon

ROMA — La spedizione, grazie a dio, è gratuita. Considerando che il dipinto di Norman Rockwell in vendita su Amazon Fine Art costa 4 milioni e 850mila dollari, organizzare il trasporto e l’assicurazione non sarebbe stato facile.

Willie Gillis: Package From Home, primo di una serie di undici illustrazioni di Rockwell apparse nel 1941 sul Saturday Evening Post, è una delle 40mila opere disponibili nel nuovo dipartimento online aperto dall’azienda di Jeff Bezos a inizio agosto. Le opere che superano i 10mila dollari, vendute da oltre 150 galleristi di tutto il mondo, sono già più di 1.600. Per esempio, la Rudolf Budja Galerie di Vienna propone un acrilico di Andy Warhol a quasi un milione e mezzo di dollari. Ma ci sono anche un Picasso — Jacqueline au Chapeau Noir, del 1962 — in vendita a 175mila dollari e una china di Salvador Dali a 78.500. Prezzo simile dell’acquerello di Joan Miro e delle due litografie di Marc Chagall. Molto più a buon mercato, si fa per dire, le opere di Christo: acquistabili ad “appena” 10mila dollari.

«Quando iniziammo a trattare pietre preziose avevamo qualche dubbio sulle reali possibilità di vendere questo tipo di cose online», aveva spiegato tempo fa Diego Piacentini, braccio destro di Jeff Bezos con un lungo passato in Apple. «E invece è andata bene, oltre le nostre aspettative: comprando da noi le persone si sentono garantite, quanto o più che in una gioielleria». E allora perché non l’arte contemporanea, si saranno domandati ad Amazon. Perché non competere direttamente con Sotheby’s, con la quale Bezos aveva già tentato una partnership nel 1999. In fondo pure da loro gli acquisti si fanno spesso a distanza. Basti pensare che, stando alla Cnbc, lo scorso anno il 27 per cento dei 6 miliardi e 300 milioni di dollari incassati da Christie’s è arrivato dalle offerte fatte via telefono.

Peccato che l’arte contemporanea non si misuri in carati. D’altronde non è detto che le quotazioni di Amazon siano le migliori. Come invece capita quando si tratta di un televisore o una macchina fotografica. Non a caso le critiche sono già arrivate e alcune sono molto pesanti: l’economista Tyler Cowen, firma del New York Times, nel suo blog ha parlato del nuovo dipartimento di Amazon come di un catalogo di opere di scarso valore estetico e valutate eccessivamente. Come dire: finché si tratta di libri è un conto, il mercato dell’arte è tutt’altra cosa.

Eppure, tra gli addetti ai lavori, l’operazione di Bezos&Co. viene presa molto sul serio. «Certo, il marchio Amazon ha un peso notevole e l’azienda è enorme », ha spiegato a Fortune l’amministratore delegato di Christie’s, Steven Murphy, che ha lavorato sia nel campo dell’editoria con Simon & Schuster sia in quello della musica con la Emi. «Ma quello dell’arte non è un settore paragonabile alla musica e all’intrattenimento. Nessuno compra Eric Clapton perché il disco è pubblicato dalla Warner, mentre invece molti acquistano opere d’arte da noi proprio perché la nostra casa si chiama Christie’s». Murphy si dice comunque fiducioso: «La mossa di Amazon avvicinerà le persone al mercato dell’arte e alla fine ne beneficeranno tutti». E infine aggiunge: «Il fatto che l’arte contemporanea passi per il commercio elettronico è inevitabile. Contrastarlo sarebbe inutile come tentare di fermare la diffusione della ferrovia nell’Ottocento. Una battaglia insensata».

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